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Un occhio di tigre cabochon di forma ovale, con la superficie superiore bombata e lucidata a specchio. Il colore alterna bande dorate e brune percorse da fibre parallele, interrotte al centro da una fascia grigio chiaro che attraversa la pietra per intero.
La striscia chiara che divide il cabochon in due metà è la parte più interessante di questo esemplare: separa i settori dorati con un margine netto, quasi scuro, e mostra una fibrosità propria, più fredda e argentea rispetto al miele circostante. Bande di questo tipo derivano dalla zonatura originale della vena, dove la sostituzione del minerale fibroso non è avvenuta in modo uniforme.
Le fibre parallele visibili sulla superficie sono la causa del chatoyance: ruotando la pietra, la riflessione scivola lungo la direzione delle fibre e le bande scure e chiare si scambiano. Il taglio a cabochon, con la cupola orientata perpendicolarmente alla fibratura, è l'unico modo per rendere leggibile questo effetto.
Il Sudafrica resta la provenienza classica di questo materiale, legata alle formazioni ferrifere del Capo Settentrionale, dove il quarzo sostituisce fibre di anfibolo conservandone la struttura. Le tonalità brune e dorate derivano dagli ossidi di ferro presenti nella roccia originaria.
Cabochon di occhio di tigre – South Africa - TOK03
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TOK03
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