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Un frammento di saffordite grezzo dalla forma irregolare, con un profilo che si allarga verso il basso e un margine superiore sinuoso. Il colore vira dal bruno scuro nella zona centrale a toni più chiari e nocciola lungo i bordi assottigliati.
La superficie è opaca e finemente scabra, percorsa da una patina biancastra che si concentra nelle depressioni e nelle piccole cavità. Guardando i bordi più sottili, dove lo spessore diminuisce, il materiale lascia passare la luce con una traslucenza calda, ambrata. Le facce non sono levigate: conservano l'aspetto corroso tipico di un vetro naturale rimasto lungamente esposto agli agenti superficiali del deserto.
La saffordite prende il nome dalla zona di Safford, in Arizona, unico distretto da cui questo vetro naturale proviene. Viene raccolta come ciottolo isolato nei sedimenti desertici, e il suo aspetto smussato deriva proprio dal trasporto e dall'abrasione. Nel mercato è nota anche come cintamani, denominazione diffusa fra chi la cerca per la tradizione dei cristalli.
Per chi mette insieme una collezione di tektiti e vetri naturali, la saffordite occupa una casella difficile da riempire: l'area di raccolta è ristretta e il materiale circola in quantità limitate. Un esemplare grezzo, non lavorato, conserva la superficie originale ed è quello che si preferisce in vitrina accanto a moldavite e altri vetri.
Saffordite 1,3g – Safford, Arizona, Stati Uniti - SF032
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SF032
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