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Un nodulo di opale prezioso faccettata e levigata proveniente dai giacimenti di Welo, in Etiopia: corpo lattiginoso quasi incolore, quasi traslucido, percorso da lampi verdi, arancio e rossi che si accendono a ogni spostamento della luce.
Gli opali etiopi del Welo appartengono in larga parte alla varietà idrofana: la struttura porosa assorbe acqua e il materiale può schiarirsi o diventare più trasparente a contatto con l'umidità, per poi tornare al proprio aspetto una volta asciutto. È un comportamento che li distingue nettamente dagli opali australiani, compatti e stabili, e che richiede qualche attenzione in più nella conservazione: niente immersioni, niente detergenti, niente sbalzi di umidità prolungati.
La forma resta irregolare, con bordi arrotondati e piani levigati che seguono l'andamento naturale del nodulo. Sulla superficie restano tracce chiare della roccia incassante, in chiazze beige e ocra, soprattutto lungo il perimetro e nella parte inferiore. Le zone più pulite mostrano un gioco di colore a scaglie larghe, con dominanti verdi e passaggi verso l'arancio acceso; verso il basso compaiono lampi più freddi, sul violetto.
Un esemplare così conserva l'identità geologica del nodulo invece di cancellarla, come accade in una sfera o in un cabochon calibrato. Per chi raccoglie materiale etiope è la forma più leggibile: si riconoscono l'origine, la matrice residua e il modo in cui il gioco di colore si distribuisce nella massa.
Opale prezioso da 62 carati – Welo, Ethiopia - OP366
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OP366
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