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Una placca irregolare di opale prezioso faccettata sul lato lucidato e ancora rivestita, sull'altro, dalla crosta chiara e granulosa della roccia ospite: il pezzo racconta in un solo frammento come nasce l'opale nei banchi vulcanici del Welo.
Gli opali di Welo si formano dentro livelli di cenere e tufo vulcanico alterato, dove acque ricche di silice penetrano nelle cavità e depositano microsfere di silice idrata nel corso di tempi lunghissimi. Da quell'ordine microscopico nasce la diffrazione della luce. La crosta chiara e porosa che copre metà di questo esemplare è proprio quel sedimento ospite, lasciato intatto invece di essere eliminato in lavorazione.
Sul lato liberato la massa è traslucida, con fondo grigio-azzurro che vira al bruno verso il centro. I colori si accendono a bande: verde acceso e turchese nella fascia mediana, arancio e rosso vivo lungo il margine destro, con punti blu e viola più contenuti. I bordi restano irregolari, seguendo il profilo naturale del frammento, e alcune aree di matrice interrompono il campo cromatico.
Un esemplare di opale prezioso Etiopia che conserva parte della roccia madre documenta l'associazione fra gemma e giacimento, cosa che un pezzo interamente ripulito perde. Qui il contrasto fra la crosta opaca e la zona lucidata rende leggibile il passaggio dal sedimento al nodulo, un dettaglio apprezzato in collezione sistematica.
Opale prezioso da 24,65 carati – Welo, Ethiopia - OP365
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OP365
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