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Scheggia allungata di opale prezioso faccettata e levigata solo in parte, con ampie superfici ancora rivestite dalla matrice beige del giacimento. Il corpo è translucido, quasi lattiginoso, e lascia passare la luce lungo tutto il profilo irregolare.
I depositi di Welo, nell'altopiano etiope, si sono formati dentro sequenze vulcaniche alterate: la silice, mobilizzata dalle acque che percolavano attraverso le rocce, si è accumulata in cavità e fratture fino a costruire l'impacchettamento regolare di microsfere che genera la diffrazione. Le tracce chiare di roccia incrostata sui bordi e nelle depressioni sono il residuo di quell'ambiente sedimentario-vulcanico, rimasto adeso alla massa silicea.
La zona superiore vira su azzurro e violetto freddi, la fascia centrale si accende di verde smeraldo lungo piani inclinati, mentre verso l'estremità inferiore compaiono chiazze rosse e aranciate su fondo più chiaro. I bordi restano vivi e spezzati, con qualche scalino di frattura che riflette la luce in modo netto; la matrice interrompe il gioco cromatico in due o tre punti, disegnando isole opache sulla superficie.
Chi raccoglie opale prezioso etiopia tende a preferire esemplari in cui la matrice non è stata eliminata del tutto: il contatto tra roccia e silice racconta la provenienza e rende il pezzo leggibile come campione, non solo come materiale da taglio. Va osservato ruotandolo lentamente sotto una luce puntiforme.
Opale prezioso da 22,25 carati – Welo, Ethiopia - OP382
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OP382
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