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Un philippinite grezzo dalla forma tondeggiante, quasi a nocciolo compatto, che riempie il palmo della mano. Il nero è pieno, senza trasparenze visibili, e la superficie alterna zone lucide e vetrose a fasce profondamente corrose e opache.
La texture è il punto forte di questo pezzo: sul lato destro la roccia si apre in una trama spugnosa, fitta di piccole cavità e alveoli grigiastri, mentre al centro emergono lobi arrotondati dalla lucentezza vetrosa, separati da solchi e depressioni. I bordi non sono netti ma smussati e irregolari, con protuberanze che sporgono come piccoli bitorzoli. Il contrasto tra lucido e scavato dà rilievo a ogni rotazione sotto la luce.
Le tektiti come la philippinite delle Filippine si sono formate dalla fusione di rocce terrestri proiettate in aria dall'impatto di un corpo extraterrestre, poi raffreddate in volo. Le sculture superficiali arrivano dopo: millenni di suoli tropicali acidi hanno aggredito il vetro, mettendo in evidenza le disomogeneità interne. Il risultato sono le cavità e i canali che si vedono su questo esemplare.
Nel philippinite di Luzon si valuta soprattutto la scultura naturale: quanto è profonda l'incisione, se la forma originale del corpo fuso resta leggibile, se le superfici lucide sopravvivono accanto a quelle corrose. Qui i lobi centrali e la zona alveolata convivono sullo stesso pezzo, e la forma compatta lo rende comodo da tenere in mano e da esporre senza supporto.
Philippinite 40,5g – Luzon, Philippines - FI041
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FI041
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