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Una philippinite grezza di Luzon dalla forma ovoidale schiacciata, nera e opaca, con una superficie fittamente butterata da cavità tondeggianti e un solco profondo che attraversa il corpo quasi da parte a parte, dividendolo in due lobi.
La scanalatura centrale non è una frattura: è una traccia di corrosione. Le tektiti filippine, sepolte per centinaia di migliaia di anni nei suoli tropicali, vengono attaccate dalle acque acide che approfondiscono progressivamente le linee di flusso interne del vetro. Qui il processo ha inciso un canale netto e lucido, affiancato da rientranze minori sui bordi laterali. Le coppelle tonde sulle facce nascono dallo stesso meccanismo, allargate una accanto all'altra.
Le philippinite appartengono al campo sparso australasiatico, generato da un impatto avvenuto circa 790.000 anni fa nel sudest asiatico. Il vetro fuso e proiettato in quota ricadde su un'area vastissima, e Luzon ne è una delle zone di raccolta storiche: le philippinite delle Filippine sono note ai collezionisti proprio per queste superfici profondamente scolpite, diverse dalle indochinite più lisce.
In un esemplare di questo tipo l'interesse sta nel rilievo: profondità delle cavità, continuità del solco, integrità dei bordi. Il pezzo si tiene bene in mano e mostra entrambe le facce lavorate dall'erosione, senza superfici piatte da distacco recente.
Philippinite 35,7g – Luzon, Philippines - FI001
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FI001
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