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Una philippinite grezzo dalla forma inconsueta: due masse nere saldate ad angolo, quasi a formare una figura piegata su se stessa. La superficie è interamente nera opaca, punteggiata da fossette tondeggianti e solcata da scanalature profonde.
La texture che si vede sul pezzo è il risultato della corrosione chimica subita nel suolo tropicale delle Filippine. Il vetro tettitico, sepolto per centinaia di migliaia di anni, viene attaccato lungo le zone meno resistenti: nascono così le piccole cavità circolari sparse sulla faccia superiore e i canali allungati che percorrono il corpo principale. Sui bordi la lavorazione naturale ha lasciato creste vive e spigoli irregolari.
Le tektiti filippine, note anche come rizaliti, appartengono al grande campo di dispersione australasiatico, generato dall'impatto di un corpo extraterrestre in Asia sudorientale. Il materiale fuso proiettato in quota si è consolidato in volo e ricaduto su un'area vastissima. La philippinite Luzon è tra le più raccolte del gruppo, apprezzata dai collezionisti proprio per queste superfici scolpite dall'erosione chimica.
Il colore è nero pieno, con un accenno di riflesso brunastro dove la luce colpisce le facce lisce; il corpo appare opaco. La geometria a due lobi rende l'esemplare interessante da osservare ruotandolo, perché ogni lato mostra un rilievo diverso.
Philippinite 12,1g – Luzon, Philippines - FI012
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FI012
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