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Frammento di ossidiana grezza da Brehov, in Slovacchia, con una superficie che racconta molto: un vetro vulcanico nero attraversato da vescicole aperte, cavità tondeggianti e una grana ruvida grigio-antracite dove la luce si posa senza penetrare.
Le cavità visibili sulla faccia principale sono vescicole di degassazione: bollicine di gas rimaste intrappolate nella lava mentre si raffreddava troppo in fretta per cristallizzare. Alcune sono aperte e formano piccoli crateri scuri, altre restano come depressioni appena accennate. Il risultato è una texture spugnosa, molto diversa dalla frattura concoide lucida che si associa di solito all'ossidiana compatta.
Il pezzo alterna zone di nero profondo, dove il vetro è più fresco, a superfici grigie opache dovute all'alterazione esterna. Sui bordi si notano spigoli irregolari e sporgenze, segno di una rottura naturale mai ritoccata. Qua e là compaiono minuscoli punti chiari, inclusioni biancastre che spiccano sul fondo scuro.
L'ossidiana slovacca proviene dall'area vulcanica orientale del paese, dove il vetro riolitico si è formato per raffreddamento rapido di lave molto viscose. L'ossidiana Brehov è nota tra i collezionisti europei come alternativa di provenienza continentale ai materiali americani e messicani, e questo esemplare grezzo la mostra nel suo stato naturale.
Ossidiana 7,4g – Brehov, Slovakia - OB116
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OB116
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