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Un nodulo di ossidiana grezza di Brehov che a prima vista sembra più roccia sedimentaria che vetro vulcanico: la superficie è quasi interamente coperta da una crosta chiara, beige e ocra, dalla quale emergono a chiazze il nero lucido e le zone grigio scuro del vetro sottostante.
La patina chiara che riveste il pezzo è il risultato della lunga permanenza nel terreno: il vetro vulcanico, instabile nel tempo geologico, si idrata e si altera in superficie formando uno strato opaco e ruvido. Nella foto si vedono bene le fossette e i rilievi arrotondati di questa crosta, interrotti da finestre in cui il nero vetroso affiora ancora compatto e riflettente, con qualche piccola cavità e bordi irregolari.
L'ossidiana slovacca proviene dal vulcanismo acido dei Carpazi orientali, dove lave ricche di silice si raffreddarono troppo in fretta per cristallizzare. Brehov è una delle località classiche di questo distretto, storicamente legata al materiale che in archeologia viene chiamato ossidiana carpatica, diffuso per commercio già in epoca preistorica.
In un esemplare di ossidiana Brehov l'interesse non sta nella lucentezza pulita, ma nel contrasto tra crosta alterata e nucleo vetroso: è la testimonianza diretta di come il materiale si trasforma nel deposito. Un pezzo da tenere grezzo, così com'è stato raccolto.
Ossidiana 17,5g – Brehov, Slovakia - OB193
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OB193
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