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Una moldavite grezza allungata, quasi a fuso, con una superficie fittamente incisa da conchette arrotondate che si sovrappongono come impronte. Il verde oliva si schiarisce sui bordi assottigliati, dove la luce attraversa il vetro e ne rivela la trasparenza.
Le cavità tondeggianti che ricoprono questo esemplare non nascono al momento dell'impatto: sono il risultato di milioni di anni di corrosione chimica nei sedimenti. Le acque acide hanno aggredito il vetro lungo le sue debolezze interne, allargando micro-fratture in coppette sempre più profonde. È la ragione per cui questa texture, ben leggibile qui su tutta la faccia esposta, viene considerata la firma delle moldaviti rimaste a lungo nel giacimento.
Il campo della Boemia meridionale attorno a Chlum nad Malsi è noto per esemplari dai verdi profondi, spesso oliva più che bottiglia, come si vede nelle zone spesse di questo pezzo. La moldavite della Repubblica Ceca proviene tutta dalla stessa vicenda: l'impatto che circa 15 milioni di anni fa formò il cratere di Ries, in Baviera, scagliando fuso silicatico fino a queste terre.
Un esemplare che sta comodamente tra due dita, di quelli che si girano contro luce per seguire il gioco delle scanalature. Nella tradizione dei cristalli la moldavite grezza è tra le pietre più ricercate da chi la sceglie per la meditazione, e i formati integri come questo sono i preferiti.
Moldavite – Chlum nad Malsi – 1,8g - VL68
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VL68
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