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Una scheggia triangolare di vetro libico grezzo, dal giallo miele carico verso la base a un tono più chiaro e lattiginoso verso la punta. La superficie è cosparsa di piccoli rilievi biancastri e di minute cavità: sabbia intrappolata e bolle lasciate dal raffreddamento.
I puntini opachi che si vedono in trasparenza sono relitti del materiale di partenza: granuli di quarzo non completamente fusi e schiume vetrose rimasti sospesi nella massa. Sono la firma di un raffreddamento rapido e disomogeneo, e in un pezzo così piccolo diventano il dettaglio più interessante da osservare in controluce, dove la pasta gialla si accende e le inclusioni restano ferme e biancastre.
Il vetro libico si raccoglie in superficie tra le sabbie dell'Eastern Sahara, al confine fra Libia ed Egitto: frammenti sparsi su un'area vasta, prodotti dalla fusione dei sedimenti silicei per un evento di impatto e poi rimasti esposti per millenni. La forma spigolosa e i bordi irregolari di questo esemplare sono quelli con cui il pezzo è stato trovato, senza alcuna lavorazione.
In una raccolta di tektiti il vetro libico libico occupa una posizione a sé per colore e trasparenza, molto lontane dal nero della moldavite o delle indocinesi. Un frammento leggero come questo si conserva bene in scatola da collezione e mostra chiaramente sia la tinta gialla sia la texture superficiale corrosa dal vento e dalla sabbia.
Vetro del deserto libico con inclusioni di sabbia – 1,8g - LPI03
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LPI03
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