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Un frammento di indochinite grezzo dal profilo irregolare, nero e opaco, con la superficie percorsa da cavità profonde e solchi che ne spezzano il contorno. Alcuni margini virano a un bruno caldo dove la luce li attraversa in trasparenza sottile.
Quello che colpisce in questo esemplare è la texture: incavi arrotondati, scanalature e piccoli fori che scavano il corpo vetroso su più lati. Sono i segni lasciati dalla corrosione chimica del suolo, che nei depositi tropicali agisce a lungo sul vetro naturale e ne modella la pelle. I bordi risultano taglienti e frastagliati, senza alcuna levigatura, mentre in un paio di punti la massa nera si schiarisce verso il bruno ambrato.
L'indochinite Maoming – Guangdong proviene dall'area di dispersione australasiatica, la più estesa tra i campi di tektiti conosciuti. Il materiale si formò dalla fusione di rocce terrestri proiettate in atmosfera dall'impatto di un corpo extraterrestre e ricadute poi come vetro raffreddato. In Cina questi frammenti si recuperano nei sedimenti superficiali, spesso durante lo scavo di terreni agricoli e cave di argilla.
In una indochinite Cina di piccolo formato il valore documentario sta nella morfologia: un pezzo scolpito dalla corrosione racconta la storia post-deposizionale meglio di un frammento liscio. La scatolina trasparente permette di ruotarlo idealmente con lo sguardo senza manipolarlo, utile in una collezione tematica di tektiti a confronto.
Indochinite – Maoming – Guangdong, Cina - MVK389
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MVK389
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