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Un dente fossile di orso delle caverne (Ursus spelaeus) conservato integro, corona e radice insieme: fra i resti fossili grezzo più riconoscibili che arrivano dai depositi carsici della Slovacchia, e uno dei pochi elementi scheletrici che si lascia leggere subito anche da un occhio non specialista.
Nella foto il contrasto fra le due parti è netto: la corona è bianco-grigia, smaltata, con solchi e creste che corrono lungo la superficie masticatoria e un piccolo cuspide laterale sporgente. La radice, molto più lunga, vira su un giallo-avorio caldo con qualche macchiolina bruna, superficie opaca e leggermente porosa, e si affusola fino a una punta arrotondata. La transizione fra smalto e radice è marcata da un gradino visibile.
Gli orsi delle caverne passavano l'inverno nei sistemi carsici e molti individui vi morivano durante il letargo. I sedimenti delle grotte, stabili e ricchi di carbonato, hanno conservato ossa e denti per decine di migliaia di anni. È questo il contesto da cui provengono i resti fossili Slovacchia: paesi come questo, con estesi altopiani calcarei, sono fra le aree europee storicamente più produttive per il Pleistocene.
In un dente isolato si valuta soprattutto l'integrità della radice, che è la parte che più facilmente si spezza durante lo scavo, e la leggibilità delle creste dello smalto. Un esemplare lasciato grezzo, senza lucidature o ricostruzioni, mantiene la patina originale del sedimento ed è quello che si preferisce in collezione.
Dente fossile di orso delle caverne (Ursus spelaeus) 4cm – Slovakia - ZME15
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ZME15
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