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Un ovoide compatto la cui superficie è interamente coperta da una crosta di piccole scaglie sporgenti, grigio-verdi, che ricordano la pelle di un rettile: è questa texture a valere all'ossidiana grezza di Milos il soprannome di dragonglass.
Osservando il pezzo da vicino si distinguono migliaia di protuberanze irregolari, addossate una all'altra, con incavi scuri fra l'una e l'altra. Il colore vira dal grigio cenere al verde oliva sulla parte superiore, mentre verso la base compare una fascia bruno-rossastra. La superficie è opaca, senza le lucentezze vetrose tipiche dell'ossidiana fresca di frattura: il nucleo di vetro vulcanico resta nascosto sotto questo rivestimento.
Milos, nell'arco vulcanico dell'Egeo, è uno dei giacimenti di ossidiana più antichi del Mediterraneo: da qui il vetro vulcanico veniva esportato via mare già in epoca preistorica, e frammenti dell'isola sono stati ritrovati in siti lontanissimi dalle Cicladi. L'ossidiana Grecia di questa provenienza ha quindi, oltre all'interesse mineralogico, un preciso peso archeologico.
Nei noduli di ossidiana drago il valore espositivo sta nella continuità della crosta: qui il rivestimento avvolge il pezzo senza fratture recenti che ne interrompano il profilo. La forma ovoidale regolare permette di appoggiarlo in verticale su un supporto, con la fascia rossastra rivolta verso il basso.
Ossidiana Dragonglass 67,2g – Milos, Grecia - OD012
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OD012
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