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Un frammento di ossidiana grezza dai Carpazi slovacchi con la superficie interamente coperta da conche tondeggianti ravvicinate, quel disegno a cellette che ai collezionisti fa venire in mente il dorso di un riccio. Forma a goccia allungata, bordi seghettati dalle scheggiature.
La texture non è casuale: l'ossidiana, essendo un vetro vulcanico privo di struttura cristallina, si rompe per frattura concoide, generando incavi a conchiglia. Quando la corrosione naturale o la scheggiatura ripetuta agisce su tutta la superficie, i piccoli crateri si affiancano fino a coprirla per intero. Il risultato è l'aspetto bitorzoluto e squamato visibile qui, molto ricercato tra chi raccoglie materiale slovacco.
In controluce la parte superiore schiarisce fino a un grigio argenteo quasi translucido, mentre il corpo centrale e inferiore resta scuro, tra il grigio ferro e il nero opaco. Le pareti degli incavi riflettono la luce con lucentezza vitrea, i solchi restano in ombra e accentuano il rilievo. I bordi laterali mostrano una dentellatura irregolare, con piccoli spigoli vivi.
L'ossidiana slovacca proviene dal vulcanismo che ha interessato l'arco dei Carpazi, un contesto ben distinto dai giacimenti messicani o armeni più comuni sul mercato. Per un collezionista di vetri naturali è una provenienza europea meno diffusa, e questo formato in mano, tenibile tra due dita, ne mostra bene la texture senza bisogno di lente.
Ossidiana carpatica 3g (Hedgehog) – Slovakia - OBJ110
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