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Un frammento di ossidiana grezza dai Carpazi slovacchi in cui la superficie conta più del corpo vetroso: la faccia visibile è divisa in celle poligonali irregolari, separate da solchi netti, che le hanno guadagnato il soprannome hedgehog.
Le ossidiane sepolte a lungo nel terreno vengono attaccate lentamente dalle acque, che aggrediscono il vetro vulcanico lungo le microfratture di raffreddamento. Il risultato è un reticolo di scomparti rilevati, come piastrelle o aculei appiattiti, con i bordi tra una cella e l'altra incisi in profondità. È una texture di corrosione, non di lavorazione: nessun intervento umano sul pezzo.
Forma a goccia arrotondata, appiattita. Il colore in luce riflessa è grigio chiaro tendente al biancastro, opaco per via della patina che ricopre l'intera faccia; la trasparenza originaria del vetro resta nascosta sotto lo strato alterato. I bordi sono irregolari, con qualche piccola scheggiatura lungo il perimetro e una zona in alto a sinistra dove il reticolo si interrompe.
L'ossidiana dei Carpazi è meno conosciuta di quella messicana o islandese, e i pezzi con superficie a celle sono cercati proprio per questo motivo: raccontano la storia post-eruttiva del materiale più che l'eruzione stessa. Un formato piccolo, adatto a chi mette insieme una serie di tektiti e vetri vulcanici per confronto.
Ossidiana carpatica 1,5g (Hedgehog) – Slovakia - OBJ079
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OBJ079
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