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Una scheggia allungata di ossidiana grezza dei Carpazi slovacchi, tenuta fra due dita nella foto: la superficie è percorsa da una fitta rete di cavità poligonali separate da creste sottili, un disegno che ricorda il guscio di un riccio.
Il motivo a celle non è lavorato: nasce dall'incisione chimica prolungata del vetro vulcanico, che scava depressioni concave lasciando in rilievo i bordi più resistenti. È la stessa logica delle sculture naturali delle tektiti, applicata qui a un materiale di origine terrestre. I margini restano frastagliati e irregolari, con piccoli incavi lungo i lati e qualche punto scuro nella massa.
Sotto la luce diretta il pezzo appare grigio chiaro con toni bruni e rosati verso il basso, dove la luce lo attraversa e rivela una traslucenza diffusa. Le creste riflettono un lucore vetroso, mentre il fondo delle cavità risulta più opaco e satinato: il contrasto tra le due superfici è ciò che rende leggibile il disegno anche a occhio nudo.
L'ossidiana della Slovacchia è meno diffusa nelle collezioni rispetto a quelle messicane o armene, e gli esemplari con scultura a riccio così definita sono richiesti proprio per la texture. Un pezzo piccolo di questo tipo si osserva bene con una lente e si abbina naturalmente a una raccolta di vetri naturali.
Ossidiana carpatica 0,9g (Riccio) – Slovakia - OBJ036
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OBJ036
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