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Ossidiana grezza dai Carpazi in una piccola goccia scolpita da una fitta rete di celle poligonali. Vista di taglio contro il nero, la superficie appare grigia e opaca, con creste chiare che separano cavità più scure e profonde.
Il termine indica gli esemplari in cui l'aggressione naturale ha inciso la superficie fino a lasciare un reticolo di solchi e creste sporgenti, simile a una corazza spinosa. Qui il disegno è ben leggibile su entrambe le facce visibili: celle irregolari a quattro o cinque lati, alcune svuotate al centro, altre appena accennate lungo il bordo assottigliato della goccia.
L'ossidiana nasce dal raffreddamento rapidissimo di una lava acida, troppo veloce perché i minerali riescano a cristallizzare: il risultato è un vetro naturale. Quella slovacca proviene dai depositi vulcanici dei Carpazi, storicamente sfruttati fin dalla preistoria come materia prima per strumenti taglienti, e oggi ricercata dai collezionisti che affiancano tektiti e vetri naturali.
In un pezzo di ossidiana carpatica di questo tipo l'interesse sta tutto nella scultura superficiale: profondità delle cavità, continuità del reticolo, integrità dei bordi. Il formato sottile e leggero, tenuto tra due dita nella foto, lo rende adatto a una vetrinetta o a una scatola da campioni accanto ad altri vetri naturali.
Ossidiana carpatica 0,8g (Riccio) – Slovakia - OBJ177
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OBJ177
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