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Un frammento allungato di ossidiana grezza dei Carpazi slovacchi, tenuto tra due dita nella foto: profilo a goccia, superficie percorsa da solchi profondi e da una rete di fratture che dividono il corpo in placche irregolari, quasi a formare squame.
La denominazione riccio descrive proprio questa morfologia: la superficie non è liscia ma corrugata, con creste, avvallamenti e spigoli vivi che si intersecano. Sui bordi si notano gradini netti, dove il vetro si è distaccato lungo fratture concoidi. Nella foto il pezzo appare grigio chiaro con riflessi argentei, effetto della luce che scorre sulle sfaccettature opache anziché penetrare nel vetro.
L'ossidiana nasce dal raffreddamento rapidissimo di una lava riolitica, troppo veloce perché i minerali possano cristallizzare: il risultato è un vetro naturale. L'ossidiana della Slovacchia proviene dal vulcanismo terziario dell'arco dei Carpazi, un contesto che ha alimentato per millenni anche le rotte preistoriche della pietra scheggiata in Europa centrale.
In un esemplare di ossidiana dei Carpazi contano la conservazione della superficie naturale e la leggibilità delle fratture, non la lucidatura. Qui il pezzo mostra la texture originale intatta, con i solchi che ne raccontano la storia di erosione e distacco: un frammento da osservare in controluce e sotto lente.
Ossidiana carpatica 0,8g (Riccio) – Slovakia - OBJ075
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OBJ075
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