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Un frammento di bilitonite grezzo dal profilo irregolare, nero opaco, montato su cuscinetto bianco dentro una scatola trasparente con etichetta dedicata all'isola di Belitung. La superficie è tutta un susseguirsi di scanalature, creste e cavità profonde, senza alcuna faccia liscia.
Il pezzo appare compatto e massiccio, con bordi frastagliati e spigoli irregolari che ne interrompono continuamente il contorno. Il nero domina uniforme, ravvivato solo dai riflessi che si formano sulle creste in rilievo, mentre gli incavi restano in ombra. Nessuna trasparenza visibile: la luce si ferma in superficie, come accade tipicamente nelle tektiti scure osservate in massa.
Le tektiti nascono dalla fusione di roccia terrestre proiettata in aria dall'impatto di un meteorite; il vetro che ne risulta, una volta a terra, subisce corrosione chimica prolungata nel suolo. È questo attacco a scavare solchi, fossette e cavità sulla forma originaria. Nella bilitonite indonesiana la scultura risulta spesso particolarmente marcata, ed è il tratto che i collezionisti guardano per primo.
Sull'isola la bilitonite è conosciuta localmente come batu satam e viene raccolta soprattutto nei terreni rimaneggiati dalle attività estrattive di stagno. Belitung resta la località di riferimento per questa tektite, e la scatola con etichetta illustrata la mantiene identificata e protetta anche in una collezione tematica dedicata agli impatti.
Bilitonite "Batu Satam" in scatola – Belitung, Indonesia - BI075
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BI075
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