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Un frammento allungato di bilitonite grezzo, nero e opaco alla luce diretta, con la superficie interamente scavata da coppelle concave e solchi sinuosi. Il profilo è irregolare, quasi colonnare, con bordi frastagliati e spigoli vivi lasciati dalla frattura.
Le cavità arrotondate che coprono il pezzo non sono casuali: sono il risultato della corrosione chimica subita nel suolo tropicale di Belitung, dove l'acqua acida ha lentamente inciso il vetro naturale. Nella foto si distinguono chiaramente due o tre incavi maggiori affiancati da depressioni minori, separati da creste lucide. Sui bordi il materiale mostra riflessi bruno-rossastri quando la luce lo attraversa in obliquo.
Sull'isola di Belitung queste tektiti sono conosciute localmente come batu satam, letteralmente pietra nera, e vengono raccolte da generazioni nei depositi alluvionali legati all'estrazione dello stagno. La bilitonite Indonesia appartiene al campo sparso australasiatico, il più esteso al mondo, formatosi dalla fusione e proiezione di roccia terrestre in seguito a un impatto.
In un pezzo di piccola pezzatura come questo il valore documentale sta nella scultura superficiale: una bilitonite Belitung con coppelle profonde e ben definite racconta la storia della sua permanenza nel terreno meglio di un esemplare liscio. Adatto a chi costruisce una collezione comparativa di tektiti per località.
Bilitonite "Batu Satam" 1,7g – Belitung, Indonesia - BI084
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BI084
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