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Frammento nero dai contorni frastagliati, questa bilitonite levigato dal terreno di Belitung mostra un profilo tutto insenature e sporgenze, con un foro passante nella parte bassa e piccoli residui chiari incrostati nelle cavità. Alla luce diretta i bordi più sottili lasciano intuire una leggera traslucenza.
Le tektiti indonesiane arrivano in superficie sepolte nei depositi alluvionali e nelle sabbie stannifere, dove le acque acide del suolo tropicale attaccano il vetro per tempi lunghissimi. Il risultato è una scultura naturale: creste parallele, scanalature profonde, lamelle che si sfogliano, cavità che si aprono fino a bucare il pezzo. Ogni rilievo che si vede in fotografia corrisponde a una zona in cui il vetro ha resistito di più alla corrosione.
A Belitung queste tektiti sono conosciute come batu satam e fanno parte della cultura locale da generazioni, ritrovate dai cercatori di stagno nelle vecchie miniere dell'isola. La bilitonite Indonesia appartiene al campo sparso australasiatico, lo stesso evento d'impatto che ha prodotto le tektiti diffuse dall'Indocina all'Australia.
In una bilitonite Belitung di piccolo formato conta soprattutto l'integrità della scultura: bordi non scheggiati di fresco, canali ben leggibili, superficie omogenea. I pezzi molto lavorati dalla corrosione come questo sono apprezzati per la leggibilità della texture, più che per le forme compatte tipo bilitonite uovo.
Bilitonite "Batu Satam" 1,2g – Belitung, Indonesia - BI043
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BI043
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