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Un frammento nero e affilato, lungo poco più del polpastrello: questo bilitonite levigato dalla superficie mostra profondi solchi, cavità scavate e creste che corrono per tutta la lunghezza, con bordi appuntiti alle estremità e riflessi vetrosi che seguono ogni concavità.
Il colore dominante è un nero profondo, ma lungo i margini più sottili compaiono sfumature bruno-ambrate che tradiscono la leggera traslucenza del vetro. La superficie alterna zone lucide, quasi speculari, ad aree opache e corrose: sono le tracce lasciate dall'attacco chimico subito nel terreno, che ha inciso la tektite scolpendone la forma irregolare attuale. I bordi sono netti, senza arrotondamenti da trasporto fluviale marcato.
La bilitonite indonesia proviene dall'isola di Belitung, dove queste tektiti affiorano nei depositi alluvionali sfruttati storicamente per lo stagno. I minatori le chiamavano batu satam, pietra dell'inchiostro, per il nero assoluto del vetro. La bilitonite Belitung appartiene al campo sparso australasiatico, il più esteso e recente tra quelli conosciuti, originato dall'impatto di un corpo extraterrestre nel Sud-est asiatico.
Un esemplare di questa taglia interessa soprattutto chi costruisce una collezione comparativa di tektiti: accanto a moldavite, indochinite e australite, la bilitonite si distingue per l'opacità del vetro e per le sculture di corrosione, molto più profonde di quelle delle tektiti ceche.
Bilitonite "Batu Satam" 1,1g – Belitung, Indonesia - BI058
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BI058
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