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Frammento di bilitonite levigato dalla natura più che dall'uomo: alla luce diretta i bordi si accendono di un bruno ambrato caldo, mentre il corpo resta nero e opaco. La superficie è tutta occupata da cavità emisferiche e solchi paralleli.
Le tektiti indonesiane arrivano quasi sempre con questa pelle corrosa: coppette tonde accostate una all'altra, creste sottili che le separano, scanalature che corrono lungo un lato come graffi profondi. È il risultato della lunga permanenza nei suoli tropicali, dove le acque acide hanno consumato il vetro punto per punto. In questo pezzo il gioco è ben visibile su tutta la faccia principale, con bordi irregolari e spigolosi che rivelano la traslucenza bruno-dorata del vetro.
La bilitonite di Belitung, chiamata localmente batu satam, appartiene al grande campo di tektiti australasiatiche, il più esteso conosciuto: vetro naturale nato dalla fusione di rocce terrestri per un impatto meteoritico e disperso su migliaia di chilometri. L'isola indonesiana è la località classica del materiale, legata storicamente allo scavo dei depositi di stagno, e resta il riferimento per chi cerca bilitonite indonesia in collezione.
In un esemplare piccolo come questo il valore documentario sta nella superficie: le cavità intatte, non abrase da manipolazione o pulizia aggressiva, e la traslucenza che si legge solo controluce. Un pezzo da tenere in mano e ruotare, adatto a chi costruisce una serie comparativa di tektiti per località.
Bilitonite "Batu Satam" 1,1g – Belitung, Indonesia - BI028
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BI028
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