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Un nodulo scuro e compatto, quasi sferico, con la superficie tutta scavata da incavi e solchi lucidi: questo bilitonite grezzo dell'isola di Belitung mostra il tipico aspetto corroso delle tektiti indonesiane, nero pieno con riflessi vetrosi lungo i rilievi.
Osservata in mano, la forma è arrotondata ma irregolare, con un profilo che vira verso l'ovale. La parte superiore presenta cavità allungate e creste parallele, quasi delle scanalature; verso il basso la texture si fa più minuta e bollosa. Il vetro riflette la luce in punti isolati, mentre il colore resta uniformemente nero, con qualche schiarita bruna sui bordi più sottili. I margini sono smussati, senza fratture fresche.
A Belitung questa tektite è nota come batu satam ed è legata alla storia mineraria dell'isola: i pezzi venivano recuperati nei depositi alluvionali durante l'estrazione dello stagno. Come tutte le tektiti, la bilitonite nasce dalla fusione di roccia terrestre proiettata in atmosfera dall'impatto di un corpo extraterrestre, poi risolidificata in volo. Le sculture superficiali derivano invece dalla lunga corrosione chimica nei sedimenti.
Nelle tektiti indonesiane il valore da vetrina sta nella qualità della scultura: incavi profondi, creste nette e assenza di rotture recenti. Un esemplare tondeggiante e integro come questo si presta bene sia alla collezione tematica sulle tektiti sia al confronto diretto con moldavite e altre varietà del campo australasiatico.
Bilitonite "Batu Satam" 10,2g – Belitung, Indonesia - BI130
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BI130
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