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Frammento compatto di bilitonite levigato dall'isola di Belitung, dal profilo irregolare e squadrato con bordi frastagliati. Il colore è un bruno scurissimo che vira al nero, con margini che sul controluce lasciano intravedere toni caldi di ambra bruciata.
Ciò che salta all'occhio è la texture: incavi tondeggianti e sovrapposti, coppe poco profonde separate da creste sottili, che percorrono tutta la faccia visibile con riflessi metallici. Questo motivo nasce dalla corrosione chimica subita dal vetro naturale nel suolo tropicale, che scava le zone più vulnerabili e lascia in rilievo le altre. La lucentezza vitrea dei bordi contrasta con l'aspetto opaco e granuloso delle depressioni centrali.
Sull'isola indonesiana di Belitung la bilitonite è conosciuta come batu satam e viene recuperata soprattutto nei depositi alluvionali legati all'estrazione dello stagno. Appartiene al grande campo sparso australasiatico, generato dall'impatto di un corpo extraterrestre che fuse e proiettò a distanza il materiale terrestre. Ogni esemplare è un frammento di quel vetro naturale, raffreddato in volo e poi modellato per millenni dal terreno.
Nel formato piccolo la bilitonite indonesiana si apprezza soprattutto al tatto e alla lente: le scodelle si leggono meglio con una luce radente. Chi colleziona tektiti tiene volentieri accanto alla moldavite un campione di questo tipo, per il confronto immediato tra due vetri d'impatto molto diversi per colore e superficie.
Bilitonite "Batu Satam" 0,9g – Belitung, Indonesia - BI050
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BI050
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