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Un blocco allungato di vietnamite grezzo, nero e opaco alla luce diretta, con profilo che si restringe verso l'alto in una punta smussata. La superficie è interamente coperta di incavi tondeggianti e creste lucide, tipici delle tektiti asiatiche non rimaneggiate.
Guardando da vicino si distinguono due tessiture diverse: cavità larghe e poco profonde, come impronte sovrapposte, e piccole depressioni fitte che le riempiono. Sono il risultato della corrosione chimica del suolo agito nel tempo sul vetro, che scava le zone più esposte lasciando in rilievo creste sottili e lucenti. I bordi restano irregolari, non arrotondati, senza fratture fresche evidenti sui lati visibili.
Le vietnamiti appartengono al campo sparso australasiatico, il più esteso e recente tra i campi tektitici conosciuti. Il vetro nacque dalla fusione istantanea di rocce sedimentarie in seguito a un impatto, poi rilanciata in traiettoria balistica e raffreddata in volo. Nella provincia di Phu Yen il materiale viene recuperato dai terreni agricoli, dove i cicli di sepoltura e riesposizione hanno modellato la superficie che si osserva oggi.
In un pezzo di vietnamite Vietnam contano l'integrità del profilo, la continuità della scultura superficiale e l'assenza di rotture recenti che interrompano il disegno. Un esemplare massiccio e maneggevole come questo si presta alla presentazione su supporto, dove la luce radente mette in evidenza il rilievo degli incavi.
Vietnamite – 25,3g – Huyen Song Hinh – Phu Yen, Vietnam - VI019
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VI019
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