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Una scheggia triangolare di vetro libico grezzo, giallo pallido e traslucida, con una superficie insolita: tutta la faccia visibile è costellata di piccoli rilievi bianchi tondeggianti e di minuscole cavità scure, come una pelle granulosa distribuita in modo irregolare.
I noduli chiari che punteggiano la faccia non sono depositi appoggiati sopra: fanno corpo con il vetro. Nel vetro del deserto libico sono frequenti residui di materiale non completamente fuso e granuli di sabbia intrappolati durante la solidificazione, insieme a bolle d'aria che affiorano come piccoli fori. Qui se ne contano diversi, scuri e ben visibili in controluce, distribuiti soprattutto verso la metà inferiore.
Il profilo è approssimativamente triangolare, con un apice arrotondato in alto e una base irregolare, leggermente incurvata. I bordi non hanno spigoli vivi: sono smussati e opachi, come accade ai frammenti rimasti a lungo esposti all'abrasione eolica dell'Eastern Sahara. Il colore vira dal giallo miele più caldo lungo il margine inferiore a una tonalità quasi incolore verso la punta.
Il vetro libico della Libia è una tektite anomala: si trova su un'area circoscritta del deserto e conserva spesso tracce del materiale di partenza. Pezzi con inclusioni di sabbia ben evidenti, come questo, raccontano il processo di formazione meglio di quelli limpidi, che risultano più gradevoli ma meno leggibili.
Vetro del deserto libico con inclusioni di sabbia – 5,9g - LPI21
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LPI21
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