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Una scheggia piatta e irregolare di vetro libico grezzo, di un giallo miele caldo che vira verso il rosato in controluce. La superficie porta una costellazione di puntini bianchi opachi e minuscole cavità scure: inclusioni e bolle intrappolate nella massa vetrosa.
Le decine di granuli chiari sparsi sulla faccia principale sono materiale sabbioso incorporato nel vetro durante la formazione: cristobalite e residui di sabbia non completamente fusi. Accanto a questi si notano fori puntiformi scuri, tracce di bolle gassose aperte dall'erosione. Sono proprio queste microstrutture a distinguere il vetro naturale del deserto da qualsiasi imitazione, e a renderlo interessante per chi osserva a forte ingrandimento.
Il vetro libico si trova disperso in una ristretta area sabbiosa del Great Sand Sea, tra Libia ed Egitto. La sua origine è legata a un evento termico estremo che circa 29 milioni di anni fa fuse la sabbia silicea del deserto. È tra le tektiti più pure conosciute, con contenuto di silice altissimo, e da millenni viene raccolta sul posto: gli antichi egizi la lavoravano già come materiale ornamentale.
In un frammento grezzo come questo contano il colore, la trasparenza e i bordi. Qui il profilo è frastagliato e naturale, con margini sottili e traslucidi che lasciano passare la luce, mentre il corpo resta leggermente lattiginoso. Un pezzo da tenere in luce radente, dove le inclusioni emergono meglio.
Vetro del deserto libico con inclusioni di sabbia – 1,3g - LPI04
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LPI04
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