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Un saffordite grezzo dal profilo tozzo e arrotondato, di colore grigio-nero opaco in superficie, punteggiato da una fitta trama di depressioni tondeggianti e da una cavità più profonda e allungata sul lato inferiore, dove il materiale rivela un accenno di lucentezza vetrosa.
La corrosione è ciò che salta all'occhio: le concavità circolari, sovrapposte l'una all'altra come impronte, sono il risultato di lunghi periodi di esposizione in ambiente desertico, dove acqua e sedimenti hanno inciso lentamente il vetro. I bordi restano irregolari ma smussati, senza fratture fresche, e la patina chiara che opacizza il rilievo contrasta con le zone d'ombra interne, più scure e lisce.
Le safforditi provengono dall'area di Safford, nel sud-est dell'Arizona, e appartengono al gruppo delle tektiti: vetri naturali privi di struttura cristallina. In controluce e nei punti dove lo strato corroso si assottiglia mostrano tipicamente una tonalità che vira sul viola-grigio, carattere che le distingue dalle tektiti asiatiche, di norma più nettamente nere.
Chi raccoglie tektiti apprezza in un esemplare grezzo l'integrità della superficie originale: qui la scultura naturale è conservata su tutti i lati, senza tagli né lucidature. Nella tradizione dei cristalli le safforditi sono considerate pietre da meditazione, spesso accostate alla moldavite per la comune origine da vetro naturale.
Saffordite 9,9g – Safford, Arizona, Stati Uniti - SF020
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SF020
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