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Ciottolo scuro dal profilo arrotondato, quasi ovale, con una superficie che alterna zone butterate da piccole cavità a lembi lisci e lucidi. Questo saffordite grezzo dell'Arizona mostra bene il contrasto fra corrosione e vetro originario.
Gran parte del pezzo è coperta da microcoppe e depressioni ravvicinate, tipiche dell'azione chimica del terreno sul vetro naturale nel corso del tempo. Fra queste emergono aree più larghe e levigate, dai contorni netti, dove la corrosione non ha inciso: hanno riflessi scuri e appaiono nettamente più brune del resto. Sui bordi il colore vira verso il grigio, per via del residuo chiaro trattenuto nelle rientranze.
Le saffarditi provengono dall'area di Safford, in Arizona, e appartengono al gruppo delle tektiti, vetri naturali silicei. Si raccolgono sciolte nei sedimenti desertici, dove agenti atmosferici e trasporto hanno arrotondato i margini spigolosi. Il materiale è generalmente traslucido in controluce, con tonalità che vanno dal grigio-fumo al bruno violaceo, apprezzata proprio per questa sfumatura.
In un esemplare grezzo come questo interessano la completezza della forma, l'assenza di fratture recenti e la leggibilità delle strutture di corrosione. Nella tradizione dei cristalli la saffordite è considerata una pietra da meditazione, spesso accostata alla moldavite da chi colleziona tektiti.
Saffordite 5,7g – Safford, Arizona, Stati Uniti - SF036
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SF036
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