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Un frammento compatto di saffordite grezzo dalla forma a goccia irregolare, con un profilo che si restringe verso il basso. Il corpo è bruno scurissimo, quasi nero in superficie, con riflessi verdastri e giallo-oliva che affiorano dove la luce colpisce di taglio.
La texture non è uniforme: una porzione appare liscia e leggermente lucida, come una faccia levigata dal trasporto, mentre il resto conserva un aspetto ruvido e corroso, con piccole depressioni e cavità arrotondate. Sul lato inferiore si nota una zona più traslucida, dove il materiale lascia passare un po' di luce rossastra. I bordi sono spigolosi in alto e più smussati in basso.
La saffordite prende il nome dall'area di Safford, in Arizona, dove questi vetri naturali si raccolgono dai sedimenti del deserto. Come le altre tektiti, si presenta in noduli sciolti dal colore scuro che rivelano tonalità più chiare solo in controluce, caratteristica che i collezionisti verificano sempre appoggiando il pezzo contro una fonte luminosa.
Nella tradizione dei cristalli la saffordite viene spesso accostata alla moldavite e ad altre tektiti, e chi la sceglie racconta di apprezzarla nella meditazione. È un aspetto culturale, senza alcuna implicazione di effetti concreti.
Saffordite 3,5g – Safford, Arizona, Stati Uniti - SF055
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SF055
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