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Frammento di saffordite grezzo dal profilo triangolare, con superficie bruno scuro percorsa da avvallamenti tondeggianti e da zone più chiare color caffè. In controluce i bordi sottili lasciano intuire la trasparenza tipica di questo vetro naturale dell'Arizona.
La faccia principale mostra una serie di depressioni arrotondate che si sovrappongono, separate da creste smussate: sono le tracce lasciate dalla corrosione chimica del vetro nei sedimenti del deserto, un processo lento che scava le zone meno resistenti. Un margine appare più netto e spigoloso, con una piccola scheggiatura chiara che rivela il materiale fresco sotto la patina scura.
La saffordite proviene dall'area di Safford, in Arizona, e appartiene al gruppo delle tektiti, vetri naturali legati a impatti. Rispetto alla moldavite verde bottiglia si presenta in tonalità brune, grigio-viola o quasi nere, e raramente in pezzi di dimensioni rilevanti: i ritrovamenti sono limitati a un'area ristretta, il che la rende un tassello ricercato nelle collezioni di tektiti.
Chiamata anche cintamani da alcuni ambienti esoterici, la saffordite è associata nella tradizione dei cristalli alla meditazione, e chi la utilizza racconta di sceglierla per pratiche di introspezione. Si tratta di credenze diffuse tra gli appassionati, non di proprietà verificate.
Saffordite 3,1g – Safford, Arizona, Stati Uniti - SF041
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SF041
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