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Ciottolo ovale dai contorni arrotondati, questo saffordite grezzo mostra una superficie interamente opaca, di un bruno molto scuro che vira al nero, percorsa da microcavità e da piccole depressioni irregolari. Qualche sottile segno chiaro affiora qua e là sulla massa scura.
I bordi non presentano spigoli: sono smussati in modo continuo, come accade ai materiali rimasti a lungo esposti al dilavamento e al rotolamento nei sedimenti. Il profilo lievemente asimmetrico, più ampio in basso e affusolato verso l'alto, conserva la traccia dell'originaria goccia raffreddata, poi ammorbidita dall'erosione del deserto dell'Arizona.
L'aspetto satinato e finemente butterato non è polvere: è il risultato dell'attacco chimico prolungato sul vetro naturale, che scava fossette e canalicoli fino a spegnere ogni riflesso. È la stessa corrosione che si osserva sui tektiti recuperati da terreni alterati, e che qui produce quel nero vellutato senza lucentezza.
La saffordite è un materiale legato a un'area geografica molto circoscritta, il che la rende interessante per chi costruisce una collezione di tektiti per provenienza. Un ciottolo integro come questo, non tagliato né lucidato, conserva la morfologia naturale, l'elemento che un esemplare lavorato perde definitivamente.
Saffordite 2,6g – Safford, Arizona, Stati Uniti - SF054
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SF054
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