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Un philippinite grezzo di forma allungata, quasi a bastoncello, con profilo irregolare interrotto da due incavi laterali che ne segnano il contorno. Il corpo è nero opaco, con riflessi bruno-rossastri dove la luce colpisce di taglio.
Tutta la faccia visibile è coperta da un rilievo fitto: cavità tondeggianti, solchi paralleli e piccole depressioni allineate che ricordano un'incisione. Sono le tracce lasciate dalla corrosione chimica del suolo tropicale, che nei decenni ha attaccato il vetro lungo le linee di minor resistenza. Le zone più esposte appaiono lucide, quelle interne alle cavità restano ruvide e satinate. I bordi sono arrotondati, senza spigoli freschi di frattura.
Le philippiniti appartengono al campo sparso australasiatico, il più esteso e recente fra i campi tektitici conosciuti. Si formarono per la fusione istantanea di rocce terrestri durante un impatto meteoritico, con schizzi di fuso proiettati in quota e solidificati in volo. Il philippinite Luzon deriva da quel materiale, poi rimodellato dall'erosione dei terreni dove è rimasto sepolto.
In un philippinite Filippine il valore documentario sta nella superficie: una scultura naturale integra, non ripulita né lucidata, racconta la storia post-deposizionale del pezzo. Il formato allungato con le strozzature laterali è meno comune delle classiche gocce e sfere, e rende l'esemplare riconoscibile a colpo d'occhio in vetrina.
Philippinite 36,4g – Luzon, Philippines - FI024
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