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Un philippinite grezzo dal profilo allungato e irregolare, nero e opaco alla luce diretta, con la superficie interamente scavata da coppelle tondeggianti e piccoli fori. I bordi sono frastagliati, con rientranze profonde che ne spezzano il contorno su entrambi i lati.
La texture che si vede su tutto il corpo del pezzo non è casuale: le cavità emisferiche affiancate sono il risultato della corrosione chimica subita dal vetro dopo la caduta, mentre restava sepolto nei suoli tropicali. L'acqua acida del terreno attacca il vetro tektitico in modo disomogeneo, allargando progressivamente le incisioni fino a produrre quell'aspetto spugnoso e lucido nelle depressioni che caratterizza le philippiniti filippine più scolpite.
Le philippiniti appartengono al campo sparso australasiatico, il più esteso e recente del pianeta, generato dall'impatto di un corpo extraterrestre che fuse e proiettò a distanza materiale terrestre. I ritrovamenti di Luzon avvengono nei terreni agricoli e nei letti fluviali, dove i pezzi affiorano dopo le piogge. La philippinite di Luzon è una delle varietà storicamente più studiate della famiglia delle tektiti.
In un esemplare grezzo di questo tipo l'interesse si concentra sulla profondità e sulla continuità della scultura naturale: quanto le coppelle coprono la superficie, quanto sono definite, se il profilo conserva rientranze e sporgenze anziché essere levigato. Qui il modellato corre su tutte le facce visibili, senza zone piatte o abrase.
Philippinite 21,2g – Luzon, Philippines - FI014
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FI014
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