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Un philippinite grezzo di Luzon dal profilo irregolare, quasi a cuneo, con una netta frattura orizzontale che taglia il corpo a metà. Il nero è profondo, appena percorso da riflessi bruno-rossastri controluce sui bordi più sottili.
Quello che colpisce è la texture: la faccia visibile è punteggiata da cavità tondeggianti di dimensioni diverse, alcune poco più che fossette, altre incassate e con pareti lucide. Questo aspetto corroso non è casuale, deriva dalla lunga permanenza nel suolo tropicale, dove acque acide hanno inciso il vetro seguendo le zone più vulnerabili. Il risultato è un rilievo a crateri che alterna zone opache e superfici ancora vetrose e riflettenti.
Le philippiniti delle Filippine appartengono al campo di sparso australasiatico, il più esteso conosciuto: vetro naturale nato dalla fusione di rocce terrestri per un impatto meteoritico e proiettato per centinaia di chilometri. Rispetto alla moldavite, verde e traslucida, qui il vetro è nero e opaco, con una densità visiva completamente diversa. Il confronto tra le due è il modo più diretto per capire quanto la composizione del bersaglio influenzi il risultato finale.
In una philippinite di Luzon si valutano l'integrità della superficie scolpita, la profondità delle cavità e la presenza di fratture naturali. Questo esemplare mostra una spaccatura evidente che espone il vetro interno, dettaglio spesso apprezzato perché lascia leggere la struttura compatta del materiale sotto la crosta corrosa.
Philippinite 19,4g – Luzon, Philippines - FI002
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FI002
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