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Frammento di ossidiana grezza da Brehov, in Slovacchia, con una superficie che colpisce più del colore: nero antracite fittamente butterato da cavità tonde e irregolari, punteggiato da chiazze ocra e ruggine che spiccano sul fondo scuro.
Guardando il pezzo si nota subito la trama vescicolare: decine di piccoli vuoti arrotondati distribuiti su tutta la faccia esposta, alcuni isolati, altri riuniti in aree più spugnose. Sono lo stampo delle bolle di gas rimaste intrappolate nella lava mentre si raffreddava troppo in fretta per organizzarsi in cristalli. È la firma di un vetro vulcanico che ha solidificato in superficie, non in profondità.
Le chiazze arancio-brune che si vedono in diversi punti sono depositi di ossidazione ferrosa insediati nelle depressioni della superficie: contrasto netto con il nero opaco della massa. Su alcuni bordi la frattura è più fresca e mostra il lucido tipico del vetro, con riflessi vitrei e uno spigolo superiore leggermente traslucido in controluce.
L'ossidiana slovacca di Brehov proviene dal vulcanismo neogenico dei Carpazi orientali e resta poco diffusa sul mercato rispetto ai materiali messicani o armeni. Per questo l'ossidiana Brehov interessa soprattutto chi costruisce una collezione per località, dove il valore documentario del pezzo grezzo conta più dell'aspetto lucidato.
Ossidiana 9,3g – Brehov, Slovakia - OB178
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OB178
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