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Nodulo compatto di ossidiana grezza dal profilo arrotondato e irregolare, nero con riflessi grigio antracite dove la luce scivola sulle asperità. La superficie è interamente butterata da piccole cavità tondeggianti, e sul lato destro spicca una macchia ocra incassata in una depressione.
Quello che colpisce di più è la texture: decine di conche poco profonde, dai bordi morbidi, che danno al pezzo un aspetto quasi spugnoso. Non sono fratture fresche, ma il risultato del lungo soggiorno del vetro vulcanico nel terreno, dove acqua e sedimenti ne hanno consumato la pelle. I bordi risultano smussati, senza spigoli taglienti, e il nero appare opaco anziché lucido.
L'ossidiana della Slovacchia orientale nasce dal raffreddamento rapidissimo di una lava acida, troppo veloce perché i minerali riescano a cristallizzare: il risultato è un vetro naturale. I ritrovamenti di ossidiana di Brehov appartengono al vulcanismo dei Carpazi, un contesto che ha alimentato per millenni anche l'uso preistorico di questo materiale per lame e strumenti.
In un esemplare così l'interesse sta nell'integrità della superficie naturale, mai lucidata né ritoccata, e nella provenienza precisa. La piccola inclusione ferruginosa color ruggine è un dettaglio di terreno che racconta la storia del ritrovamento, e rende il pezzo riconoscibile tra altri della stessa gamma.
Ossidiana 6,6g – Brehov, Slovakia - OB198
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OB198
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