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Frammento di ossidiana grezza da Brehov, in Slovacchia: una scheggia di vetro vulcanico nero, di forma vagamente triangolare, con la superficie punteggiata da piccole cavità tondeggianti e bordi irregolari lasciati dalla frattura naturale.
Quello che salta all'occhio in questo pezzo è la texture: decine di piccoli vuoti circolari distribuiti sulla faccia principale, alcuni appena accennati, altri più profondi e allineati lungo il margine inferiore. Sono bolle di gas rimaste intrappolate nel magma mentre si raffreddava troppo in fretta per cristallizzare. Il nero è compatto e opaco alla luce diffusa, con qualche zona più grigiastra e riflessi vetrosi lungo gli spigoli freschi.
L'ossidiana slovacca proviene dall'area vulcanica dei Carpazi orientali, e Brehov è una delle località storiche del bacino. Si tratta di un vetro riolitico nato dal raffreddamento rapidissimo di lave acide, senza tempo per la formazione di un reticolo cristallino. Per chi colleziona tektiti e vetri naturali, l'ossidiana Brehov è il termine di paragone terrestre più diretto: stessa natura vetrosa, origine completamente diversa.
Il formato è quello che si tiene tra pollice e indice, adatto a una vetrinetta tematica sui vetri naturali o a chi vuole affiancare un campione terrestre a moldaviti e altre tektiti. L'ossidiana grezza non lavorata conserva le fratture originali, che raccontano più di qualsiasi superficie lucidata.
Ossidiana 4g – Brehov, Slovakia - OB173
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OB173
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