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Un frammento di ossidiana grezza dal profilo triangolare, con la superficie interamente coperta da piccole cavità tondeggianti che catturano la luce in modo irregolare. Il corpo è nero opaco, percorso da velature grigio chiaro e da qualche punto biancastro incrostato.
Ciò che colpisce di questo pezzo è la texture: non una frattura concoide lucida, ma una parete crivellata di incavi ravvicinati, simile a una spugna pietrificata. È l'effetto di una lunga permanenza nel terreno, dove alterazione e agenti chimici hanno intaccato il vetro vulcanico lasciando le microcavità che si vedono ora. Sui bordi, dove la corrosione non ha lavorato allo stesso modo, riaffiorano zone più compatte e leggermente lucide.
L'ossidiana è vetro vulcanico: lava ricca di silice raffreddata così in fretta da non riuscire a organizzarsi in cristalli. I ritrovamenti di Brehov, nella Slovacchia orientale, sono legati all'attività vulcanica di quest'area dei Carpazi e vengono raccolti sciolti nel terreno. Per chi colleziona, l'ossidiana slovacca è un riferimento geografico ben preciso, meno diffuso rispetto ai materiali messicani o armeni.
In un grezzo come questo il valore documentario sta nella provenienza e nella superficie naturale, non lucidata. L'ossidiana Brehov si conserva bene ma resta un vetro: si scheggia sui bordi, meglio maneggiarla senza urti e tenerla su un supporto morbido in vetrina.
Ossidiana 40,6g – Brehov, Slovakia - OB140
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OB140
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