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Un frammento di ossidiana grezza dalla superficie interamente butterata: la roccia vulcanica nera mostra centinaia di piccole cavità arrotondate, come una spugna pietrificata, con alcune chiazze ocra-arancio e sottili velature grigio chiaro distribuite sui rilievi.
L'aspetto vacuolare non è casuale: nasce dalla lunga permanenza del vetro vulcanico nel terreno, dove l'acqua e gli agenti chimici attaccano la superficie scavando incavi millimetrici. Sul pezzo si distingue anche una cavità passante più ampia, verso l'alto a destra, e bordi irregolari, spigolosi in basso, più smussati sui lati esposti. Le macchie aranciate sono ossidazioni ferrose depositate nelle depressioni.
L'ossidiana Brehov proviene dalla Slovacchia orientale, area legata al vulcanismo neogenico dei Carpazi. Questa ossidiana Slovacchia è conosciuta anche come marekanite quando si presenta in noduli isolati liberati dalla perlite circostante, ed è storicamente uno dei materiali vetrosi sfruttati nell'Europa centrale già in epoca preistorica per la lavorazione a scheggiatura.
In un esemplare grezzo come questo l'interesse sta nella patina naturale, non nella lucentezza: la superficie non è stata trattata né lucidata. Vale la pena osservarlo in controluce sui bordi più sottili, dove il vetro vulcanico rivela la sua natura traslucida sotto la crosta opaca.
Ossidiana 30,8g – Brehov, Slovakia - OB131
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OB131
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