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Un nodulo di ossidiana grezza da Brehov, in Slovacchia, dal profilo arrotondato e irregolare, interamente coperto da una superficie butterata di piccole cavità ravvicinate. Il colore è nero profondo, con riflessi grigi dove la luce radente colpisce i rilievi.
Quello che si nota subito è la texture: migliaia di piccole depressioni tondeggianti che si toccano l'una con l'altra, tipiche dei ciottoli di ossidiana rimasti a lungo in ambiente sedimentario. Nella parte alta e lungo il margine inferiore si aprono due cavità più profonde, quasi forellini. I bordi non sono taglienti ma smussati, segno di un trasporto e di un'alterazione naturale prolungati.
L'ossidiana slovacca proviene dall'area vulcanica dei Carpazi orientali, dove il vetro naturale si formò dal raffreddamento rapido di lave riolitiche. L'ossidiana di Brehov è nota agli specialisti soprattutto come materia prima archeologica: la zona è uno dei bacini storici da cui il vetro vulcanico veniva prelevato e lavorato in età preistorica.
Formato tascabile, adatto a chi tiene una collezione di vetri naturali accanto a tektiti e moldaviti: il confronto diretto tra un'ossidiana terrestre e una tektite da impatto è il modo più immediato per capire quanto siano diversi due vetri entrambi neri.
Ossidiana 12,1g – Brehov, Slovakia - OB160
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OB160
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