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Una placchetta piatta di ossidiana grezza dai Carpazi, sagomata da un perimetro tutto lobi e punte che le è valso il soprannome di hedgehog, il riccio. Vista in mano, sembra più una scaglia metallica che un vetro vulcanico.
Il contorno non è netto: dal corpo centrale si dipartono lingue e protuberanze corte e irregolari, alcune appuntite, altre arrotondate, separate da rientranze profonde. Nella parte alta si apre una piccola fessura passante che stacca una punta dal resto della massa. È questa silhouette spigolosa, tenuta su uno spessore ridottissimo, a dare il nome commerciale con cui questi esemplari slovacchi vengono catalogati.
Nulla del nero lucido che si associa di solito all'ossidiana: qui il pezzo si presenta grigio chiaro, quasi bianco argenteo, completamente opaco e con una lucentezza satinata che cambia a seconda dell'inclinazione. La superficie è fitta di rilievi, creste minute, avvallamenti e microcavità che restituiscono un aspetto corroso e granuloso su entrambe le facce, bordi compresi.
Nella collezione delle tektiti e dei vetri naturali, l'ossidiana dei Carpazi occupa un posto a sé proprio per queste forme sottili e frastagliate. Il valore espositivo sta nell'integrità delle punte: gli spuntoni sono la parte più fragile e vanno maneggiati con cautela. Un esemplare da vassoio, più che da montatura.
Ossidiana carpatica – Hedgehog – 1,4g - OBJ220
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