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Una scheggia di ossidiana grezza dei Carpazi slovacchi, tenuta tra due dita: lama allungata, bordi dentellati e superficie percorsa da solchi paralleli che le hanno fatto guadagnare il soprannome Hedgehog, il riccio.
Nella foto la silhouette è affusolata, quasi a punta su un lato, con margini irregolari che rientrano e sporgono come piccole spine. La superficie appare opaca, grigio chiaro con riflessi argentei, incisa da scanalature che si incrociano formando riquadri poco profondi. È questo aspetto ruvido e crestato, ben diverso dal nero lucido che si associa di solito all'ossidiana, a giustificare il nome dato a questa tipologia.
L'ossidiana nasce dal raffreddamento rapido di lava ricca di silice, che solidifica senza formare cristalli. Nei depositi dei Carpazi i frammenti restano esposti per lunghi periodi ad acqua e agenti chimici: la corrosione attacca la superficie del vetro, la sbianca e la scava seguendo microfratture preesistenti. Il risultè il rilievo a solchi visibile qui, testimonianza della permanenza del pezzo nel sedimento più che della sua eruzione.
L'ossidiana slovacca interessa chi raccoglie vetri naturali per confronto con le tektiti: forma, patina e tipo di corrosione ricordano da vicino i frammenti di moldavite, pur avendo un'origine vulcanica e non da impatto. Un esemplare di ossidiana dei Carpazi con scultura superficiale così marcata funziona bene accanto alle tektiti proprio per evidenziare questa somiglianza ingannevole.
Ossidiana carpatica 1,1g (Hedgehog) – Slovakia - OBJ083
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