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Un frammento di ossidiana grezza dai Carpazi slovacchi con una morfologia che i collezionisti chiamano "riccio": superficie interamente coperta da una fitta punteggiatura a scaglie, solcata da profonde fessure che dividono il corpo in lobi accostati.
La texture nasce dalla lunga permanenza del vetro vulcanico nel suolo: l'attrito con i sedimenti e l'azione chimica dell'acqua scavano microcavità ravvicinate, fino a produrre una pelle rugosa e opaca. Le scanalature più marcate seguono le linee di frattura naturali del vetro, allargate dallo stesso processo. È la stessa dinamica che sui pezzi cechi genera le scultureature della moldavite, applicata qui a un materiale diverso.
Il colore è un nero profondo che nelle pieghe vira al bruno caldo, con riflessi grigi dove la luce scivola sulle asperità. Il corpo è di forma allungata e leggermente arcuata, con margini irregolari e sottili, in qualche punto assottigliati fino a sembrare lame. La superficie non è trasparente: la corrosione ha spento del tutto la lucentezza vetrosa originaria.
L'ossidiana dei Carpazi slovacchi, nota anche come ossidiana carpatica, si distingue dai materiali messicani o armeni proprio per queste forme erose in giacimento. In collezione un esemplare di ossidiana Slovacchia con struttura a riccio vale soprattutto come documento di alterazione naturale, non come pezzo lucido da vetrina.
Ossidiana carpatica 0,8g (Riccio) – Slovakia - OBJ127
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OBJ127
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