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Un frammento di ossidiana grezza dei Carpazi slovacchi, allungato e appiattito, tenuto tra due dita in controluce: il vetro vulcanico scuro lascia passare la luce ai bordi, mentre la superficie è percorsa da una rete di solchi chiari che ne disegna l'intera faccia.
Il soprannome descrive proprio quella texture: la crosta esterna, chiara e opaca, si è frazionata in tessere irregolari separate da linee più chiare, tanto che il pezzo sembra rivestito di scaglie. Sotto, il corpo vitreo resta scuro e traslucido, con toni che passano dal grigio fumo al verde bottiglia dove lo spessore è minore. I bordi sono frastagliati, con piccole schegge e una punta sporgente in basso.
L'ossidiana nasce dal raffreddamento rapido di lava ricca di silice, troppo veloce perché i minerali possano cristallizzare: il risultato è un vetro naturale. I depositi della Slovacchia orientale, legati al vulcanismo dell'arco carpatico, sono noti da tempo e hanno una lunga storia di utilizzo preistorico. L'ossidiana dei Carpazi si distingue per gli esemplari di piccolo formato, spesso con superfici alterate e patinate come questa.
In un pezzo così conta il rapporto tra crosta e nucleo: la rete di solchi superficiali va conservata intatta, perché una pulizia aggressiva la spianerebbe. Da esaminare in controluce, dove il vetro rivela la sua trasparenza reale.
Ossidiana carpatica 0,8g (Riccio) – Slovakia - OBJ124
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