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Il fronte di questa ossidiana grezza è un mosaico di cavità sferiche: decine di incavi tondeggianti, alcuni ampi e lucidi, altri minuti, separati da setti sottili e taglienti che catturano la luce con riflessi argentei. Il retro conserva una superficie di frattura vetrosa e concoide.
Le cavità non sono state scavate: sono impronte di bolle di gas rimaste intrappolate nella lava mentre si raffreddava troppo in fretta per organizzarsi in cristalli. Il vetro si è solidificato attorno alle vescicole e la rottura successiva ha aperto in sezione quelle più superficiali, lasciando coppe lisce dal profilo curvo. È una texture che il vetro vulcanico produce solo dove la degassificazione era attiva al momento del congelamento della colata.
Osservato controluce il pezzo non è nero pieno: la parte inferiore vira a un bruno caldo traslucido, mentre lungo i bordi sottili il materiale si schiarisce fino a un grigio fumo quasi trasparente. Le zone più spesse restano scure e riflettenti. Il contrasto tra le pareti opache e i setti lucidi rende il fronte molto leggibile anche a distanza.
L'area del lago Sevan, in Armenia, è legata a un vulcanismo che ha prodotto colate ricche di vetro. Le ossidiane armene sono note ai collezionisti proprio per la varietà di aspetti, dalle masse nere compatte alle forme vescicolari come questa, e hanno una lunga storia di utilizzo fin dalla preistoria per la lavorazione di lame.
Ossidiana a bolle 322,1g – Lake Sevan, Armenia - BUO07
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BUO07
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