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Un frammento di roccia ocra e ruggine, spigoloso e irregolare, con una zona chiara punteggiata da minuti riflessi metallici gialli: è oro nativo grezzo da Zlate hory, presentato nella sua scatolina da collezione con cuscinetto.
La matrice alterna toni bruno-aranciati a chiazze più scure, segno di ossidazione del ferro nella roccia. Su un fianco emerge una porzione biancastra e granulosa, quarzosa, dove si concentrano i punti metallici lucenti. I bordi sono netti, di frattura, senza alcuna lavorazione: la superficie resta ruvida e naturale, come staccata dalla vena.
L'oro nativo si deposita tipicamente in vene idrotermali di quarzo, dove le soluzioni calde risalgono lungo fratture e rilasciano il metallo in granuli e lamelle. Quando la roccia incassante contiene solfuri, l'alterazione superficiale produce proprio quelle tinte ruggine che qui dominano il campione. In matrice l'oro resta piccolo ma leggibile nel suo contesto geologico, cosa che un granello isolato non racconta.
Il toponimo Zlate hory significa letteralmente monti d'oro: si tratta di uno dei distretti auriferi storici della Slesia ceca, sfruttato per secoli. Un campione di oro nativo dalla Repubblica Ceca ha quindi un valore documentario oltre che mineralogico, e resta una presenza ricercata nelle collezioni dedicate alle località classiche europee.
Oro – Zlate hory, CZ - ZL109
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ZL109
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